giovedì 17 novembre 2011

Il Villaggio Scherbatsky

Sono sempre stato fortunato. Ho avuto una famiglia stupenda, un'infanzia felice e non mi è mai mancato nulla.
Sono sempre andato pazzo per le crocchette di pollo Chicken Boom, quindi era abbastanza probabile che fossi io a vincere il loro concorso. In palio c'era un soggiorno di prova presso il Villaggio Sherbatsky.

Il giorno della partenza era tutto programmato: barba, capelli, manicure e un bel vestito firmato gentilmente offerti dall'organizzazione. Viaggio in auto di lusso. Sono arrivato con il mio bagaglio a mano donato dallo sponsor davanti ad una schiera di giornalisti e telecamere.
Sorrisi, strette di mano e un piccolo tour pubblicitario della mia residenza per la settimana successiva.

Una procace mora, avvolta a fatica in una sexy tuta anti-atomica, passava la mano sulla morbida moquette ipoallergenica, accarezzava le lenzuola di seta provocantemente adagiata sul materasso ortopedico della branda, sfiorava i tasti del termostato con la cura che riserverebbe solo al suo clitoride.
Toglieva la tuta, la appendeva lascivamente sul porta-abiti e con un costume da bagno che le sembrava pennellato addosso apriva la porta del congelatore ovviamente pieno di crocchette di pollo Chicken Boom.
La dimostrazione sul funzionamento dell'angolo doccia-toilette avvenne a telecamere spende e con la porta del rifugio ben chiusa, mentre un addetto della Sherbatsky mi teneva in disparte dalla mandria di giornalisti e mi illustrava sommariamente il manuale d'uso del rifugio.

Il vero colpo di culo è stato che l'apocalisse si sia verificata proprio durante i giorni della mia presenza nel rifugio.
Dicevo che non avrei potuto mangiare altro che crocchette, nella mia vita. Di certo non immaginavo che un giorno avrei dovuto farlo veramente.

La settimana di prova era già passata da un mese e ovviamente nessuno si era presentato alla porta per comunicarmi che la mia vacanza era finita.
Il contatore geiger alla porta segnava sempre un livello piuttosto alto di radiazioni, ma non immaginavo che queste avessero potuto penetrare le pareti finché non iniziarono a cadermi i capelli.
Prima una manciata nella spazzola, poi intere ciocche, fino a che non rimase un solo pelo su tutta la superficie del mio corpo.
La pelle cominciava a passare dal pallido ad una tonalità più verde, gli occhi si ingiallirono e la voce andava e veniva. Di lì a poco tempo quello che appariva allo specchio non ero più io. Così tolsi lo specchio.

Non so quanto tempo passò. Le crocchette e qualsiasi altra cosa assomigliasse a del cibo erano terminati. Me ne stavo steso sulla moquette in preda ai crampi e completamente indebolito. Quando sentii ronzare il campanello esterno.
Non avevo la forza di alzarmi per andare ad aprire, tutto quello che riuscii a fare fu trascinarmi lentamente verso il portellone, allungare la mano fino al tasto di sblocco della serratura e svenire. Quel che uscì dalla mia bocca fu un rantolo scomposto, niente che potesse sembrare umano. Come del resto lo era chi aprì.

Quando mi risvegliai trovai una ciotola colma di zuppa al mio tavolo. Non avevo assolutamente idea di cosa contenesse, ma mi sembrò la cosa più buona che avessi mai mangiato.
Bussarono di nuovo alla porta. Tenni strette tra le mani le posate e feci cenno di entrare.

Due tizi, vestiti di stracci logori, varcarono la soglia. Avevano un cappuccio che gli copriva la testa e una sciarpa strappata che nascondeva il loro volto.
Mi dissero che, se come loro avevo tolto lo specchio dal bagno, probabilmente non ero pronto per vederli in faccia. Quindi mi porsero il retrovisore impolverato di una autovettura.
La mia faccia aveva lo stesso colore verdastro delle mani, solcato da profonde rughe. Gli occhi si erano incavati nelle orbite e le orecchie sembravano rimpicciolitesi fino quasi a scomparire.
Quando alzai gli occhi, si erano scoperti il volto. Davanti a me avevo altri due esseri nelle mie medesime condizioni che mi mostravano un sorriso rammaricato.

Loro avevano abbandonato il rifugio qualche giorno prima, per cercare qualcosa di commestibile prima che la loro scorta di cibo in scatola finisse. Avevano bussato diverse volte, ma non avevano ricevuto risposta, probabilmente perché ero svenuto.

Mi invitarono ad alzarmi e ad uscire con loro dal rifugio.


Continua?

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