giovedì 2 febbraio 2017

La PETA e le pellicce di Warhammer


Sembra una notizia della pagina satirica Lercio, ma sfortunatamente la pagina ufficiale del movimento animalista conferma il titolo.

La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) ha chiesto a Games Workshop di rimuovere le pellicce dai loro Marines.

La motivazione di per se è condivisivisibile: indossare un animale per ornamento è inaccettabile nel 2017, dovrebbe esserlo anche nel lontanissimo futuro del 40.000.
Vero, auspicabile. Un futuro in cui gli animali non debbano essere uccisi e scuoiati solamente per vezzo, dato che l'industria dell'abbigliamento ci fornisce sufficienti alternative artificiali in grado di difenderci meglio dal freddo, è quello che tutti ci auguriamo.

Ma forse a quelli della PETA sarebbe stato consigliabile leggersi tutta l'ambientazione di Warhammer, prima di fare richieste tanto assurde.
L'assurdità, infatti, sta proprio nel futuro distopico dipinto dalla casa inglese.

Semplificando: dopo decine di millenni di guerra, l'umanità è giunta a venerare i resti di un monarca assoluto tenuto in vita da macchine di cui sono andate perse le conoscenze.
Di fatto, l'intero pianeta Marte, così come altri mondi Forgia, è una gigantesca fabbrica che produce armi, venerata da centinaia di preti cyborg che pregano - letteralmente - che niente si rompa, altrimenti non sanno come aggiustarlo.
I super-soldati mandati in giro per l'universo a combattere coloro che non credono a questo dogma, sono aberrazioni genetiche create per resistere ad ogni ambiente ed essere quanto più mortali in combattimento. E, in caso di morte, vengono semplicemente privati del loro DNA.
I soldati normali, invece, hanno una permanenza media sui campi di battaglia che si aggira sui 20 secondi e vengono mandati a milioni contro le peggiori creature di questo e dell'altro mondo.
Sempre che l'inquisizione non decida che il pianeta in questione non sia già troppo compromesso e non decida di farlo detonare per intero, donne e bambini compresi.

In tutto questo, la PETA ritiene che il messaggio sbagliato, sia che gli space marine indossino pelle di animale.

Mentre quel simpaticone di Fabius Bile può continuare a indossare il suo cappottino in pelle umana senza nessun problema, evidentemente.

Al mega direttore galattico piace questo elemento.
Forse stiamo perdendo di vista l'obiettivo se persino le associazioni che dovrebbero avere una certa serietà si riducono alla stregua dei peggiori branchi di talebani animalisti che vogliono anteporre sempre e comunque l'animale all'uomo.

Meno pellicce, più doni del Caos!

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